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Cari amici,

anche quest’anno il Centro Artistico Alik Cavaliere partecipa a Milano Art Week, dall’1 al 6 aprile e lo fa con la mostra

Peng Shuai Paolo

Diasporic Ecologies

A cura di Angela Vettese

Inaugurazione
1 aprile 2025 – ore 18:30

Centro Artistico Alik Cavaliere
via E. De Amicis, 17 – Milano

Peng Shuai Paolo (Xiangtan, 1995) vive a Milano e ha frequentato l’Accademia di Brera di Milano ma si è formato soprattutto in un mondo che non c’è più: quello di un villaggio rurale in Cina, dove passava lunghi mesi con i nonni e dove ha assorbito una relazione pacificante con la vegetazione. Una natura non selvatica, la sua, ma anzi molto vicina all’uomo e sua compagna quotidiana.

Parte del suo lessico di artista deriva dall’abitudine infantile, condivisa con gli anziani, di curare, incrociare, potare, raccogliere e catalogare piante di ogni tipo, da quelle seminate nell’orto a quelle selvatiche crescevano nella distesa dei campi. Di qui la sua ossessione per le specie viventi, ma anche per la pratica di archiviarle e l’idea di pensarle come un grande gioco combinatorio. Visto dalla sua generazione, questo gioco ha assunto il carattere di una preghiera laica per la sopravvivenza. La gentilezza o la forza o la violenza di ogni tipologia di pianta gli rivelano caratteristiche del modo in cui opera la vita.

I disegni con cui l’artista accompagna l’attività di cura e di catalogazione sono poi un capitolo ulteriore, in cui dal mondo reale prende spunto un cosmo di forze e forme immaginarie che, come entità misteriose, arricchiscono e nutrono la nostra mente quotidiana, aiutandoci a passare dal semplice al complesso e dalla banalità alla magia.

La mostra segna un ulteriore capitolo dell’impegno del Centro Alik Cavaliere e dell’associazione di artisti e curatori Provinciale 11 verso l’ambiente, la terra e un sistema di valori centrato sulla natura. Alcune delle opere presentate in mostra sono state realizzate durante la residenza Raccolti, organizzata e curata da P11 nel corso del 2024.

A cura di Angela Vettese, con il supporto di Provinciale11 e con un testo di Arnold Braho.

La mostra sarà visitabile fino al 18 aprile, tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00

Apertura straordinaria sabato 5 dalle 10:00 alle 18:00

 

Peng Shuai Paolo. Diaspore vegetali

Di Arnold Braho

Sostenere una critica ecologica significa innanzitutto sostenere una critica delle idee. Una disamina che andrebbe attuata a partire dalle contraddizioni del sistema economico, politico e sociale in cui si inseriscono le nostre azioni, ma anche delle modalità tramite cui percepiamo la natura e le strutture fenomenologiche che compongono la nostra concezione di mondo.

Il progetto Diasporic Ecologies di Peng Shuai Paolo si muove in questo contesto, interrogandosi innanzitutto sulle modalità di relazione tra esseri umani ed entità vegetali, esplorando il lascito dellimpronta collettiva, inteso come tessuto stratificato di memorie, pratiche e saperi. La ricerca dell’artista si radica infatti in un approccio che, piuttosto che concepire l’alterità vegetale come entità statica, si interroga sulle strutture cognitive e culturali attraverso cui la percepiamo e interagiamo con essa, oltre al rapporto bilaterale instaurato con gli esseri umani. Anche le piante si muovono, anche le piante migrano.

Diasporic Ecologies è l’installazione centrale del progetto espositivo, risultato della residenza Raccolti di P11 nel 2024, e si presenta come una cartografia botanica, composta da isole di fiori secchi, piante e radici. La sabbia sottostante che le collega proviene dalle sponde del fiume Po e disegna sottilmente la costellazione del segno zodiacale della Vergine. Ogni isola vegetale coincide con una stella, e alcune di esse contengono semi che possono ancora essere piantumati. Questa mappa è da considerarsi come un elemento capace di aprire alla vastità dei percorsi possibili che le piante percorrono e possono continuamente attraversare, mettendo in luce la diaspora di alcuni elementi della vegetazione asiatica come il fiore di loto, lartemisia e la soia.

La natura, per Peng Shuai Paolo, necessita innanzitutto di un cambio di prospettiva. Le modalità tramite cui percepiamo lambiente rurale e le strutture ecosistemiche che compongono il nostro concetto di territorio sono fortemente influenzate dalle scale di relazione a cui dobbiamo sottostare. Spesso infatti, la mancanza di coordinate culturali adeguate ci impedisce di orientarci allinterno di queste conoscenze e pratiche, relegando la natura a mero oggetto di consumo piuttosto che a spazio di coesistenza e conoscenza. Come possiamo allora ri-orientarci allinterno di queste cartografie naturali? Come concepire diversamente il tempo e la memoria? Come pensare le relazioni e i desideri? Il concetto di diaspora, centrale nel progetto espositivo Diasporic Ecologies, non riguarda allora solo gli esseri umani, ma può essere esteso anche al mondo vegetale. Come possiamo concepire lidea dellabbandono da parte delle piante di un luogo non più adatto alla loro sedimentazione? È possibile o sensato concepire un popolo di piante?